Il peso della sicurezza: quando alleggerire un mezzo può pesare

Il peso della sicurezza: quando alleggerire un mezzo può pesare

Perché ridurre la portata non è innovazione, è una scelta progettuale

Non credevamo che anche il nostro settore seguisse le mode. Invece dobbiamo ricrederci.

Da un po’ di tempo vediamo nascere tendenze che durano una stagione, forse due. Vengono spinte da questo o quel venditore, diventano improvvisamente indispensabili, e per qualche mese monopolizzano le richieste dei clienti.

Optional irrinunciabili. Scelte tecniche rivoluzionarie. Materiali futuristici.

Poi però, quando si guarda con un occhio più tecnico, ci si accorge che non è tutto oro quello che luccica.

L’ultima tendenza: il COR-TEN, il nuovo materiale che, a sentire qualcuno, rivoluzionerà il mondo dei minicompattatori da 35 q.li.

Ha un nome affascinante, fa subito innovazione, ricerca, reparto tecnico con camice bianco.

Peccato che quando si passa dalla brochure alla realtà, la poesia finisca abbastanza in fretta.

Il COR-TEN è più leggero dell’acciaio? No.

Il COR-TEN ha sicuramente vantaggi interessanti, soprattutto per la resistenza alla corrosione atmosferica. Ma non è più leggero dell’acciaio S355 standard.

E se il problema dei 35 q.li è la portata utile, questa non è una nota a margine, è il punto centrale.

Negli ultimi anni, alcuni costruttori hanno ricominciato a proporre minicompattatori da 5 m³ su 35 q.li realizzati in acciaio. Cosa che fino a poco tempo fa sembrava quasi impensabile.

Il motivo è semplice: con l’Euro 5 prima e l’Euro 6 poi, i telai sono diventati sempre più pesanti. I sistemi di post-trattamento dei gas di scarico, il serbatoio dell’AdBlue, tutti gli elementi aggiuntivi necessari hanno iniziato a erodere la portata utile.

Noi costruttori abbiamo dovuto adattarci. Quasi tutti si sono buttati sull’alluminio.

Alla Rossi Oleodinamica fortunatamente lavoravamo già l’alluminio da parecchio tempo. In breve abbiamo trovato diverse soluzioni costruttive specifiche per realizzare vasche leggere ma adatte al lavoro quotidiano.

Il risultato? Attrezzature in alluminio, con spessori e leghe scelti in base alle zone di lavoro della macchina. Certo, il prezzo era più alto. Ma era l’unico modo per allestire veicoli da 35 q.li garantendo una portata reale ancora sensata, nell’ordine dei 400-450 kg.

Ora però stanno ricomparendo mezzi in acciaio con portate dichiarate molto simili a quelle in alluminio.

E qui nasce la domanda: come è possibile?

 

Se l’acciaio pesa lo stesso dappertutto, dove si recuperano i chili?

L’acciaio ha un peso specifico che è lo stesso a Riccione, a Milano, a Roma, a Caltanissetta e nel resto del mondo.

Se un mezzo in acciaio recupera 200 chili o più rispetto a un altro mezzo costruito con lo stesso materiale, quei chili da qualche parte bisogna toglierli.

Allora esaminiamo il COR-TEN.

Non serve essere ingegneri aerospaziali. Basta prendere una scheda tecnica e confrontarlo con un normale acciaio strutturale S355, utilizzato da decenni in moltissime applicazioni.

Caratteristica

Acciaio S355 Acciaio COR-TEN
Peso specifico ~7.850 kg/m³ ~7.850 kg/m³

Resistenza a trazione

470-630 MPa

485-620 MPa

Snervamento

Min. 355 MPa

Min. 345 MPa

Resistenza corrosione

Richiede protezione

Migliore, se patina protettiva

Durezza (HBW)

130-180

140-190

Allungamento a rottura 22%

18%

 

Il concetto è chiarissimo: il COR-TEN è equiparabile in tutto e per tutto all’acciaio S355.

Può avere vantaggi legati alla corrosione atmosferica, ma sicuramente non pesa meno.

Quindi non può essere lui, da solo, a far guadagnare centinaia di chili di portata.

 

Se non è il materiale, cosa è stato tolto?

Se il mezzo pesa meno non è perché il COR-TEN è più leggero, è perché è stato utilizzato meno materiale.

Abbiamo avuto modo di visionare uno di questi mezzi e alcune cose sono risultate abbastanza evidenti.

1. Spessore della vasca ridotto

La vasca era realizzata con uno spessore di circa 1,5 mm invece dei classici 2-2,5 mm utilizzati normalmente in applicazioni simili.

Ridurre lo spessore fa risparmiare peso. Su questo non ci piove.

Il punto è un altro: cosa succede dopo migliaia di cicli di lavoro?

Cosa succede quando nella vasca cadono rifiuti irregolari, pesanti, appuntiti, sporchi, umidi, compattati male o semplicemente imprevedibili?

Il mezzo deve essere progettato per lavorare nella realtà, non solo per essere leggero sulla carta.

2. Pala di compattazione semplificata

La pala di compattazione appariva come un semplice foglio di lamiera piegato, molto sottile.

Anche qui il risparmio di peso è evidente, ma la pala non è un elemento decorativo.

Alleggerirla riduce il peso, ma può compromettere robustezza, durata e affidabilità nel tempo.

 

Il voltabidoni non è una semplice fila di lamiere piegate

Qui arriviamo a un tema molto delicato.

La UNI EN 1501-5 non considera il pettine della rastrelliera come una semplice fila di lamiere piegate.

La norma definisce geometrie, quote, denti, spazi, raggi, smussi, guide e sistemi di presa che servono a garantire:

  • Compatibilità con i contenitori UNI EN 840
  • Sicurezza durante il ciclo di sollevamento
  • Protezione dell’operatore

Sembra un dettaglio, ma non lo è.

Il dente della rastrelliera serve a prendere correttamente il bidone, mantenerlo in posizione e ridurre il rischio di movimenti non controllati o danneggiamenti.

Se il dente viene semplificato troppo, magari realizzato come una semplice lamiera piegata, si risparmiano peso e costo.

Ma bisogna essere consci che quella soluzione non rispetta assolutamente la logica costruttiva richiesta dalla norma.

Lo stesso vale per i tamponi inferiori di appoggio e per le protezioni contro il rischio di schiacciamento e cesoiamento.

Una protezione in meno può voler dire qualche chilo risparmiato e qualche euro in meno sul prezzo finale.

Ma su un mezzo che lavora in strada, tra operatori, cittadini, bidoni e traffico, non è una semplificazione. È una riduzione del livello di sicurezza.

📖 Abbiamo approfondito questo tema nel nostro articolo sulla UNI EN 1501 e la conformità normativa

 

La pulsantiera deve più che funzionare

C’è un altro tema che spesso viene sottovalutato: la pulsantiera laterale.

Quando una pulsantiera comanda organi in movimento, non basta che “funzioni”.

Deve poter dimostrare il rispetto dei requisiti di sicurezza funzionale previsti dalla UNI EN ISO 13849.

Questo significa:

  • Dati tecnici documentati
  • Architettura corretta del circuito
  • Valutazione dei guasti
  • Livello di prestazione coerente con il rischio
  • Validazione completa

In pratica: non basta premere un pulsante e vedere che il meccanismo si muove.

Quando quel pulsante gestisce una funzione potenzialmente pericolosa, deve essere inserito in un sistema progettato e documentato correttamente.

📖 Ne abbiamo parlato anche nell’articolo su come premere con fiducia

 

Una protezione parziale sposta il rischio, non lo elimina

Nel mezzo analizzato abbiamo notato protezioni superiori laterali della zona pala piuttosto corte.

Il problema è semplice: se una protezione impedisce l’accesso alla zona pericolosa solo in un punto, ma lascia comunque la possibilità di raggiungere l’organo in movimento da un’altra zona, allora il rischio non è stato eliminato.

Quando parliamo di organi in movimento, pale di compattazione e zone di cesoiamento, questo non è un dettaglio trascurabile.

Una protezione serve a impedire l’accesso alla zona pericolosa. Se l’operatore riesce comunque ad arrivarci con una mano, quella protezione non sta svolgendo correttamente la sua funzione.

 

Il collegamento al telaio conta più di quanto pensi

Infine, c’è un aspetto che non incide tantissimo sul peso, ma incide sulla qualità costruttiva e sulla durata del mezzo: il collegamento tra falsotelaio e chassis.

Nella zona anteriore, vicino alla cabina, il veicolo è sottoposto a vibrazioni, torsioni e sollecitazioni importanti.

Normalmente si utilizza un collegamento elastico con molla, in grado di assorbire parte delle sollecitazioni ed evitare che vengano trasferite in modo troppo rigido al telaio del veicolo.

Nel mezzo osservato, invece, il collegamento appariva realizzato in modo diretto, tramite una semplice piastrina rigida.

Una soluzione di questo tipo è certamente più semplice ed economica, ma:

  • non smorza le vibrazioni
  • non compensa le torsioni
  • tende a trasferire le sollecitazioni direttamente allo chassis

Il risparmio costruttivo c’è, ma bisogna chiedersi quale sarà il costo nel tempo.

 

Il COR-TEN non è sbagliato. È il contesto che conta.

No, il COR-TEN non è un materiale sbagliato. Sarebbe scorretto dirlo.

Il COR-TEN è un materiale con caratteristiche interessanti, se usato nel modo giusto e nel contesto giusto.

Il problema nasce quando viene raccontato come se fosse una soluzione miracolosa al problema della portata sui 35 q.li. Perché non lo è.

Se un mezzo in COR-TEN pesa meno di un mezzo equivalente in S355, non pesa meno perché il COR-TEN è più leggero.

Pesa meno perché è stato utilizzato meno materiale: sono stati ridotti spessori, rinforzi, componenti e protezioni.

C’è meno complessità costruttiva. E questa è una scelta progettuale, non una magia metallurgica.

Il punto non è quanto pesa, ma cosa è stato tolto.

 

Ridurre peso significa fare domande giuste

Qualche centinaio di chili in più o in meno possono sembrare un’enormità al momento dell’acquisto, soprattutto su un veicolo da 35 q.li.

E lo sono.

Ma bisogna sempre chiedersi: da dove arrivano quei chili?

Sono stati tolti grazie a:

  • Una progettazione migliore?
  • Materiali davvero più evoluti?
  • Una distribuzione più intelligente delle masse?
  • Una lavorazione più accurata?

Oppure sono stati tolti da:

  • Spessori ridotti?
  • Rinforzi eliminati?
  • Protezioni semplificate?
  • Componenti meno robusti?

Nel primo caso parliamo di innovazione.

Nel secondo caso parliamo di risparmio costruttivo.

E sono due cose molto diverse.

 

Cosa stiamo facendo noi

Dopo tutto questo però, non voglio buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Questa tendenza ci ha costretto a riaprire un ragionamento importante sui veicoli da 35 q.li.

Negli ultimi anni siamo stati molto concentrati sul mercato estero, dove i problemi sono diversi e i veicoli guidabili con patente B sono molto meno centrali:

  • Abbiamo lavorato su minicompattatori da 75 q.li in su
  • Abbiamo migliorato la nostra linea ERRE
  • Abbiamo sviluppato un minicompattatore specifico per il rifiuto umido su 100 q.li
  • Ci siamo dedicati ai multivasca e alle loro infinite declinazioni

Tutto questo ci ha portato a guardare avanti. Ma ci ha anche allontanato un po’ dal mercato Italia dei 35 q.li.

Ora però il messaggio è chiaro: il mercato italiano continua ad avere bisogno di mezzi compatti, leggeri, utilizzabili con patente B e capaci di lavorare davvero.

Per questo stiamo studiando un prodotto che vada incontro a queste esigenze, ma senza tradire i nostri valori. Portata, sì. Prezzo corretto, certo. Ma anche sicurezza, durabilità, conformità normativa e serietà costruttiva.

Non ci interessa far uscire un mezzo bello sulla scheda tecnica e debole nella realtà.

Ci interessa consegnare un camion che possa lavorare tutti i giorni, senza metterti nei guai.

 

La responsabilità che non vedi

Se è vero che come costruttori siamo noi a dichiarare che la macchina è conforme, un domani, se succede qualcosa, potresti essere tu a dover dimostrare di non aver modificato, manomesso o rimosso sicurezze dal mezzo.

Ti sembra assurdo? Forse. Magari riusciresti anche a dimostrare di avere ragione.

Ma nel frattempo avresti perso tempo, soldi, energie e serenità.

E tutto per aver risparmiato qualcosa su un mezzo che doveva solo fare bene il proprio lavoro.

 

In conclusione

La portata, il prezzo, la leggerezza sono tutte cose importantissime.

Ma un camion per la raccolta rifiuti non deve solo pesare poco.

Deve:

  • Lavorare tutti i giorni
  • Sopportare urti, cicli, vibrazioni e imprevisti
  • Durare nel tempo
  • Rispettare la normativa
  • Proteggere chi lo usa

I chili tolti dalla sicurezza, dalla robustezza e dalla conformità non sono chili risparmiati.

Sono rischi spostati in avanti.

E noi, sinceramente, non abbiamo voglia di farli finire sulle spalle di chi lavora.

Stay safe.