TECMA Madrid: innovazione con le ruote sporche
Ogni volta che finisce una fiera la domanda è sempre la stessa: è stato davvero utile oppure abbiamo solo impacchettato dei bei camion lucidati a specchio?
Se lavori in questo settore lo sai benissimo: la differenza tra una bella presentazione e un mezzo che lavora davvero tutti i giorni è la stessa che passa tra guardare MasterChef dal divano e reggere il servizio di un ristorante il sabato sera.
Sono due sport diversi.
Qualche settimana fa, dopo IFAT Monaco, avevamo scritto che il settore era vivo, internazionale, pieno di stimoli. IFAT è una finestra spalancata sul mondo. Ti fa capire dove sta andando il settore.
Poi siamo andati a Madrid, al TECMA, e ci si è presentata un’altra prospettiva, meno panoramica, ma molto più concreta.
Da una fotografia panoramica a uno zoom ben fatto
Per capire che aria si era respirata, abbiamo chiesto ad Andrea Tagliabue, nostro direttore vendite.
Che fiera è stata TECMA Madrid?
“TECMA è stata una fiera molto positiva, con un’atmosfera quasi familiare. In questo settore ci conosciamo davvero tutti: clienti, fornitori, costruttori, operatori, partner storici. È un contesto dove il rapporto umano conta ancora tantissimo.”
E qui sta il punto. Siamo abituati a parlare di tecnologia, elettrificazione, digitalizzazione. Ma il settore è ancora fatto di persone che si incontrano, si ricordano, che sanno chi c’era quando il mezzo aveva un problema e chi invece era scomparso senza lasciare traccia.
Rispetto a IFAT, che prospettiva ti ha dato TECMA sul mercato?
“IFAT è una vetrina mondiale: enorme, internazionale, piena di tecnologia e visioni sul futuro. TECMA ha dimensioni più contenute, ma proprio per questo ti dà una lettura molto concreta.
È come passare da una fotografia panoramica a uno zoom ben fatto. IFAT ti mostra dove sta andando il settore a livello globale. TECMA ti fa capire come quelle tendenze si traducono nella quotidianità di un mercato specifico.”
Ecco il punto fondamentale: le tendenze sono belle, ma devono diventare mezzi che lavorano, assistenza, ricambi disponibili. Altrimenti rimangono solo tendenze. Nel nostro settore, con le tendenze ci fai poco. Un turno di raccolta, con una slide, non lo fai.
Una fiera commerciale con una forte base tecnica
TECMA è molto centrata sul mercato spagnolo. Potrebbe sembrare una limitazione, ma è il contrario.
Essere centrati su un mercato significa avere davanti interlocutori concreti, esigenze precise, domande vere: costruttori, operatori, amministrazioni, gestori dei servizi, partner tecnici.
Più commerciale, più tecnica o più istituzionale?
“La definirei una fiera commerciale con una forte base tecnica. Non è solo esposizione, non è solo rappresentanza istituzionale. È un punto d’incontro dove si parla di mezzi, servizi, investimenti, tempi, assistenza, affidabilità. Di cose vere.”
Il cliente non cerca più un camion. Cerca una soluzione
Uno dei temi più forti emersi anche a Monaco era questo: le aziende non cercano solo prodotti, cercano qualcuno che le capisca.
Quali temi sono tornati più spesso nelle conversazioni?
“Affidabilità, tempi di consegna, assistenza post-vendita, riduzione dei consumi, capacità di adattare il prodotto alle esigenze specifiche. Ma il punto vero è questo: oggi il cliente non cerca semplicemente un camion per la raccolta rifiuti. Cerca una soluzione che funzioni nel suo contesto operativo.”
Centro storico, grandi città, zone turistiche, raccolta porta a porta, raccolta industriale, tragitti lunghi, turni intensivi. Ogni servizio ha le sue complessità.
Nel nostro settore spesso si fa l’errore di parlare di “mezzo” come se fosse un oggetto isolato. Ma un veicolo per la raccolta non vive in un catalogo, vive dentro un servizio. Un conto è lavorare in un centro storico stretto con manovre continue. Un conto è lavorare in una zona turistica dove per alcuni mesi i carichi esplodono.
Ecco perché parlare solo di prezzo è riduttivo. A volte è proprio pericoloso.
Il costo vero non è quello del preventivo
Il prezzo conta. Sarebbe ridicolo dire il contrario.
Il problema è che spesso ci si ferma lì. Al numero che fa sorridere l’ufficio acquisti per venti minuti, fino a quando il mezzo arriva, lavora, si ferma, richiede manutenzione e il risparmio iniziale inizia a sparire.
“Il prezzo d’acquisto è importante, naturalmente, ma sempre più clienti ragionano su tutto il ciclo di vita del veicolo: manutenzione, fermi macchina, consumi, disponibilità dei ricambi, semplicità di utilizzo, durata dell’attrezzatura. Il mezzo più economico all’inizio non è sempre quello che costa meno alla fine. E chi lavora davvero con questi veicoli lo sa benissimo.”
Questo è un cambio di mentalità che stiamo vedendo sempre più spesso. E diciamo: finalmente.
Per anni il mercato si è fatto incantare dal prezzo basso, ma questo non può portare niente di buono. Nel nostro settore il problema è serio: quando si ferma un mezzo per la raccolta rifiuti, si ferma un servizio.
Italia, Germania, Spagna: tre personalità diverse
Hai percepito differenze importanti tra il mercato italiano, quello tedesco e quello spagnolo?
“Sì, ogni mercato ha la sua personalità. L’Italia è molto dinamica, flessibile, abituata a trovare soluzioni in contesti complessi. Il cliente chiede personalizzazione, rapidità di risposta, capacità di adattamento. Siamo esigenti, a volte complicati, ma proprio per questo molto allenanti.
Il contesto tedesco e internazionale di IFAT è più orientato alla visione globale: grandi numeri, standardizzazione, tecnologia, sostenibilità, digitalizzazione.
Il mercato spagnolo mi è sembrato estremamente pragmatico. Il mezzo deve essere robusto, performante, ben assistito e adatto al servizio. C’è attenzione all’innovazione, ma senza perdere di vista la realtà quotidiana del lavoro. Diremmo: meno voglia di effetto wow e più attenzione al funziona davvero. E, sinceramente, è un approccio che apprezzo molto.”
Innovazione con le ruote sporche
A Madrid si è parlato di innovazione in modo molto concreto.
Le tendenze più interessanti vanno verso mezzi più efficienti, più sicuri, più silenziosi e più intelligenti nella gestione quotidiana.
“Le soluzioni più interessanti sono quelle che non si limitano ad aggiungere tecnologia per fare scena, ma che migliorano davvero il lavoro degli operatori e la redditività del servizio.”
Qui rientrano sistemi di controllo evoluti, telemetria, diagnostica da remoto, pesatura, gestione dei dati operativi, manutenzione preventiva. Se progettate bene, possono fare la differenza reale.
Il problema è quel “se”. Perché aggiungere tecnologia è facile. Integrarla bene è un altro mestiere.
Una tecnologia utile deve ridurre i problemi, non crearne di nuovi. Deve aiutare chi lavora, non costringerlo a diventare ingegnere aerospaziale per capire perché il mezzo ha deciso di accendere una spia misteriosa alle 5:42 del mattino.
E la trazione alternativa?
“Oggi il confronto è diventato più concreto. Non si parla più solo di mezzo green, si parla di autonomia reale, infrastrutture, tempi di ricarica, portata utile, peso, turni di lavoro, manutenzione.”
Questa è maturità. La transizione energetica è necessaria, ma deve essere applicabile. Il mezzo deve lavorare. Anche dopo la fiera.
La sostenibilità non è uno slogan con le ruote
La frase più importante di tutta la conversazione arriva qui:
“La sostenibilità è fondamentale, ma deve essere sostenibilità applicabile, misurabile e sostenibile anche economicamente. Altrimenti diventa uno slogan con le ruote.”
Oggi tutti parlano di sostenibilità. Ed è giusto. Ma proprio perché è così importante, non possiamo permetterci di liquidarlo con slogan accattivanti.
La sostenibilità deve entrare nei progetti, nei materiali, nei consumi, nella durata dei mezzi, nella manutenzione, nella capacità di riparare invece di buttare, nella riduzione dei fermi macchina, nella sicurezza degli operatori e nell’efficienza del servizio.
Non possiamo farci fregare dalle parole.
Dove sta andando il settore?
Dopo Monaco e Madrid, che direzione sta prendendo il settore dei veicoli per la raccolta rifiuti?
“Il settore sta andando verso veicoli più specializzati, più connessi e più efficienti. La parola chiave è integrazione.
Il mezzo deve dialogare con la flotta, con il gestore, con l’officina, con i dati del servizio e sempre di più con gli obiettivi ambientali delle città.
Vedo anche un ritorno forte al concetto di robustezza. In un mondo che parla di software, dati e sostenibilità, il mezzo deve comunque fare il suo mestiere tutti i giorni. L’innovazione vera sarà quella che unisce tecnologia e affidabilità. Il resto è arredamento da stand.”
Niente da aggiungere. La tecnologia è fondamentale. Ma se non è affidabile, è solo un problema più moderno.
Quello che ci portiamo a casa da TECMA Madrid
“Entusiasmo, relazioni rafforzate e conferme importanti sul lavoro che stiamo facendo.
Fiere come TECMA servono anche a questo: fermarsi, guardarsi negli occhi, ascoltare il mercato e capire se la direzione è quella giusta. E la sensazione che portiamo a casa è molto buona.”
Un ringraziamento speciale va a tutto il team Ros Roca per l’impegno, la collaborazione e il lavoro svolto. Quando dietro a uno stand ci sono persone vere, competenti e motivate, la differenza si vede.
Perché alla fine ritorniamo sempre lì: alle persone.
Puoi avere lo stand più bello, il mezzo più lucido, la tecnologia più avanzata. Ma se dietro non ci sono persone vere, competenti e presenti, prima o poi il castello crolla.
Magari non subito.
Il nostro pensiero finale
Dopo IFAT avevamo scritto: “opportunità da tutto il mondo”.
Dopo TECMA, portiamo a casa la conferma che il futuro del nostro settore non si costruisce solo nelle grandi fiere internazionali, ma anche nei mercati specifici, nelle conversazioni concrete, nei rapporti di fiducia, nelle domande pratiche dei clienti.
Monaco ci ha fatto vedere la direzione. Madrid ci ha ricordato il terreno su cui camminiamo.
E questo per noi è fondamentale.
Rossi Oleodinamica è sempre stata questo: un’azienda che guarda avanti, ma con i piedi ben piantati nell’officina. Che crede nell’innovazione, ma non si innamora delle parole vuote. Che parla di sostenibilità, ma la misura nella durata dei mezzi, nella riduzione dei fermi, nella sicurezza degli operatori, nella qualità dei materiali.
Il settore cambierà. Avremo mezzi più connessi, più intelligenti, più efficienti. Nuovi sistemi di trazione, nuovi dati, nuovi parametri, nuove esigenze.
Benissimo, siamo pronti.
Ma c’è una cosa che non dovrà cambiare mai: un mezzo per la raccolta rifiuti deve fare il proprio lavoro, bene, tutti i giorni, senza trasformarsi in un problema per chi lo ha comprato.
Può sembrare una banalità. Ma spesso le banalità sono le cose più importanti.
Dopo Monaco e Madrid, la direzione è chiara: continuare a costruire mezzi solidi, concreti, pensati per chi lavora davvero. Continuare ad ascoltare il mercato. Continuare a migliorare senza farci abbagliare dal fumo, dai riflettori e dalle parole troppo lucide.
Perché il futuro va benissimo. Ma deve essere capace di alzarsi alle cinque del mattino e andare a lavorare.
Let’s Rock.