IFAT 2026: cosa ci portiamo a casa

IFAT 2026: cosa ci portiamo a casa

 

Elettrico, qualità e relazioni. Un resoconto concreto da Monaco di Baviera.

 

Ogni volta che finisce una fiera la domanda è sempre la stessa: abbiamo aperto una finestra verso il futuro, oppure abbiamo visto solo stand sempre più grossi e luminosi? IFAT Monaco 2026 è stata il teatro perfetto per trovare una risposta a questo interrogativo.

Anche quest’anno abbiamo partecipato insieme a Terberg Group, all’interno del loro stand, vivendo per quattro giorni immersi in conversazioni, incontri e confronti con aziende e operatori provenienti da tutto il mondo.

Per capire che aria si è respirata davvero, abbiamo fatto una chiacchierata con Andrea Tagliabue, il nostro direttore vendite, appena rientrato dalla Germania. Al di là degli stand, delle luci e delle solite parole che sentiamo ormai ovunque, qual è la sensazione di chi ha vissuto la fiera dall’interno?

 

Una fiera che continua a crescere

 

La prima domanda è quasi automatica: “Che impressione ti ha fatto questa IFAT?”

Andrea sorride. “Una cosa è chiara fin dal primo passo: IFAT non smette di crescere. Dopo otto edizioni ti aspetteresti di conoscerla a memoria… invece quest’anno si è presa pure una bella fetta del parcheggio. Più grande, più viva, più IFAT che mai.”

È difficile spiegare le dimensioni di IFAT a chi non l’ha mai vissuta. Padiglioni enormi, veicoli per la raccolta rifiuti da tutto il mondo, aziende storiche, startup, tecnologie nuove e persone che arrivano da ogni angolo del pianeta per capire dove sta andando il settore.

Ma la vera domanda non è quanto sia grande la fiera, ma: cosa sta succedendo davvero nel mercato?

 

Il settore non si ferma

 

Negli ultimi anni abbiamo attraversato periodi complicati. Prima il COVID, poi le difficoltà sulle forniture, i rincari, le incertezze economiche. Un mercato che sembrava muoversi con il freno a mano tirato.

Per questo una delle cose più interessanti da capire era proprio l’umore delle persone.

“Il COVID? Praticamente un lontano ricordo. L’energia in fiera era quella di sempre: concreta, entusiasta, con quella bella voglia di fare business che non passa mai di moda. Il mercato respira bene.”

Questa è stata probabilmente una delle sensazioni più positive. Perché al di là di tutte le difficoltà, il settore della raccolta rifiuti continua ad evolversi, continua a investire, continua a cercare soluzioni nuove.

 

Elettrico: da rivoluzione a normalità

 

Uno dei temi più presenti in fiera era la trazione elettrica per veicoli satellite e autocompattatori. Ma rispetto a qualche anno fa, il clima è molto diverso.

Non c’è più quell’effetto “astronave del futuro” che si respirava inizialmente. L’elettrico ormai è entrato nel panorama normale del settore.

È un vero segnale di maturità. Le tecnologie, prima o poi, smettono di essere slogan e diventano strumenti di lavoro.

A fare davvero la differenza (più di ogni altra cosa) è altro: qualità e affidabilità. Sempre loro, sempre al primo posto. 

Oggi molte aziende hanno capito una cosa fondamentale: il costo reale di un mezzo non è il prezzo scritto sul preventivo. Il costo reale arriva dopo.

Arriva quando il veicolo si ferma. Arriva quando manca assistenza. Arriva quando i ricambi non arrivano. Arriva quando un mezzo che sulla carta sembrava conveniente inizia a creare problemi continui.

E questa consapevolezza, lentamente, sta crescendo.

 

Marketing o innovazione?

 

A questo punto facciamo ad Andrea una domanda quasi provocatoria: “Ma tutta questa innovazione che si vede in fiera è reale oppure c’è anche tanta scena?”

Andrea ride. “Nessuna innovazione che ti fa alzare di scatto dalla sedia. Ma il marketing? Quello c’era, eccome. E va bene così: è l’anima del commercio, ieri come oggi.”

È una risposta più intelligente di quanto sembri. Oggi siamo abituati a vivere dentro una comunicazione dove tutto deve essere rivoluzionario, incredibile, mai visto prima. Ma la realtà industriale funziona in maniera diversa.

Le vere innovazioni non sempre fanno rumore. A volte sono piccoli miglioramenti. A volte sono dettagli progettuali. A volte sono soluzioni che semplificano il lavoro di chi usa i mezzi ogni giorno.

E soprattutto, a volte, la vera innovazione è semplicemente costruire qualcosa che continui a funzionare bene dopo anni di lavoro.

 

Le aziende cercano ancora persone, non solo prodotti

 

La parte più interessante della chiacchierata arriva quando si parla dei clienti.

Spesso si pensa che il mercato dei veicoli per la raccolta rifiuti sia fatto solo di numeri, schede tecniche e prezzi. In realtà dietro c’è molto di più.

“Le aziende non cercano solo un prodotto. Cercano qualcuno che le capisca davvero, che conosca le loro esigenze operative, che si metta nei loro panni. La vicinanza, quella vera, vale quanto la qualità tecnica.”

Chi lavora nella gestione rifiuti affronta problemi concreti ogni giorno. Turni, traffico, spazi stretti, tempi impossibili, normative, operatori, manutenzioni. E quando un’azienda acquista un mezzo, in realtà non sta comprando soltanto ferro, cilindri oleodinamici o elettronica. Sta cercando qualcuno che possa aiutarla a lavorare meglio.

 

Le due domande più famose del mondo

 

Le fiere sono l’occasione perfetta per sondare il terreno e capire quali sono le reali richieste del mercato. Per questo abbiamo chiesto ad Andrea: “Qual è stata la domanda che hai sentito più spesso in fiera?

La risposta arriva immediata e, onestamente, non ci stupisce: “Sempre le stesse due. In qualunque lingua. Quanto costa? Quando è disponibile? Classici intramontabili. Da Monaco a Rimini.”

Alla fine il mercato cambia, le tecnologie evolvono, ma alcune dinamiche rimangono identiche. Il prezzo e la disponibilità del mezzo continueranno sempre a contare. Ma anche qui, secondo Andrea, qualcosa si sta muovendo.

“I clienti hanno fatto i conti. E hanno capito che comprare solo sulla base del prezzo spesso si trasforma in una sorpresa poco piacevole. La consapevolezza cresce, e questo è un segnale molto incoraggiante.”

È un tema che vediamo continuamente anche noi. Per anni il mercato ha inseguito il prezzo più basso come se fosse l’unico parametro importante. Poi però arrivano i problemi, e quando arrivano, spesso costano molto più del risparmio iniziale.

 

IFAT vs Ecomondo: due mondi diversi

 

Parlando di fiere internazionali, viene naturale fare un confronto con Ecomondo, altra manifestazione importante per il settore ambientale.

“IFAT gioca in un’altra lega per internazionalità e numeri.” Andrea è categorico. “La differenza più grande è che IFAT è una fiera da vivere, non solo da guardare.”

Non è solo una questione di dimensioni. Uno degli aspetti più impressionanti di IFAT sono le aree esterne. Mezzi in movimento, dimostrazioni live, macchine che lavorano davvero.

“Gli stand all’aperto e l’area VAK Truck in Motion fanno tutta la differenza del mondo. Le macchine si possono vedere in azione, non soltanto fotografate su un dépliant.”

È probabilmente questo il motivo per cui eventi del genere riescono ancora ad attirare così tante persone: il nostro rimane un settore estremamente concreto. I veicoli bisogna vederli lavorare.

IFAT, infatti, non sarà l’unica fiera alla quale parteciperemo. Per avere una panoramica completa leggi l’articolo: Il nostro 2026 per l’Europa: programma fiere 

 

La conferma più importante

 

Verso la fine della chiacchierata gli facciamo un’ultima domanda: “Dopo questa IFAT, quale conferma ti porti a casa sul lavoro che stiamo facendo in Rossi Oleodinamica?”

“La conferma più bella non è arrivata da uno schermo o da una statistica. È arrivata dai nostri distributori internazionali. Incontrare partner da tutto il mondo e sentir parlare solo di opportunità, zero problemi, è la soddisfazione più grande che un costruttore possa portarsi a casa.”

Poi aggiunge: “Qualità e affidabilità pagano. Sempre.

È forse questa la sensazione più interessante che ci siamo portati via da Monaco. Il settore cambia. Le tecnologie evolvono. Le fiere diventano sempre più grandi. Ma alla fine, le cose che contano davvero sembrano essere ancora le stesse.

Costruire bene. Essere presenti. Risolvere problemi reali. Creare relazioni solide. E soprattutto ascoltare chi questo lavoro lo fa ogni giorno.

 

Prima di salutarci gli chiediamo di riassumere IFAT 2026 in una sola frase.

Andrea sorride: “Opportunità da tutto il mondo.”

Niente da aggiungere. Alcune frasi sono già perfette così.