A 9.000 chilometri di distanza, le domande sono le stesse
Persone di cinque nazionalità diverse, sedute intorno a un tavolo a parlare di raccolta rifiuti.
Non è esattamente l’immagine più romantica con cui raccontare un viaggio a Cartagena. Eppure, è l’immagine scelta da Andrea Tagliabue, il nostro direttore vendite, per descrivere il 28° Congresso Andesco, a Cartagena, in Colombia.
Uno stand, dei mezzi, una conferenza: c’era anche questo. Ma soprattutto, c’è stata una conversazione. Dopo qualche giorno trascorso dall’altra parte dell’oceano, una delle cose che ci siamo portati a casa è apparentemente molto semplice: cambiano le città, cambiano i modelli di raccolta, cambiano le distanze e le condizioni in cui si lavora, ma chi deve raccogliere i rifiuti, alla fine, si pone domande sorprendentemente simili.
Come posso raccogliere meglio? Come posso farlo più velocemente? Come posso contenere i costi? Come posso organizzare meglio il lavoro delle persone?
Domande che potremmo sentire a Riccione, a Rotterdam o, appunto, a Cartagena.
Ed è forse proprio questo che ha reso questa trasferta diversa dalle altre.
Prima il problema, poi il prodotto
ANDESCO non è una fiera nel senso in cui siamo abituati a intendere IFAT o Ecomondo: è prima di tutto un congresso dedicato ai servizi pubblici, affiancato da una parte espositiva. Il pubblico è composto da aziende che gestiscono servizi, municipalità, istituzioni, regolatori, tecnici e dirigenti. Questo cambia parecchio il modo in cui iniziano le conversazioni.
In una fiera tradizionale il prodotto è inevitabilmente protagonista: è davanti a te, lo guardi, apri una portiera, osservi la vasca, chiedi la portata, le dimensioni, il funzionamento. A Cartagena invece arrivavano prima le domande e soltanto dopo, eventualmente, si arrivava al mezzo.
Come raccogliete? Dove portate il materiale? Quali sono le difficoltà maggiori? Quanto incide il trasporto? Come è organizzato il servizio?
È un cambio di prospettiva che ci piace particolarmente. Un veicolo dovrebbe essere interessante soprattutto per il problema che riesce a risolvere, e forse, ogni tanto, dovremmo parlare un po’ meno di mezzi e un po’ di più di raccolta.
Il primo pregiudizio lo avevamo portato noi
Quando si parla di mercati molto lontani dal nostro è facile partire con qualche idea già costruita, e anche noi ne avevamo una: pensavamo di trovare un mercato fortemente concentrato sul prezzo e meno sensibile alle caratteristiche tecniche del prodotto.
Le conversazioni avute a Cartagena, però, ci hanno raccontato una realtà più articolata. Il prezzo conta, naturalmente. Ma chi gestisce una flotta fa ragionamenti molto concreti: quanto lavora un mezzo? Quanto rimane fermo? Quanto costa mantenerlo? Quanto è facile reperire i ricambi? Quanto può durare?
In altre parole: quanto costa davvero?
Durante il congresso, Ana Alcerro, Managing Director di Terberg Matec Latam, ha utilizzato un’immagine molto efficace parlando di Total Cost of Ownership: il prezzo di acquisto è soltanto la punta dell’iceberg, ciò che vediamo immediatamente. Sotto la superficie sono presenti manutenzione, consumi, fermi macchina, ricambi, affidabilità, produttività e durata.
Per noi è un concetto particolarmente familiare. Il Long Life System nasce esattamente da qui: dall’idea che il costo di un veicolo non coincida con il numero scritto sul preventivo il giorno in cui lo acquistiamo. La cosa interessante, però, non è stata raccontarlo, ma scoprire quanto questo ragionamento fosse già presente dall’altra parte del tavolo.
Stesso problema. Sistema diverso.
Questo chiaramente non significa che raccogliere rifiuti in Colombia sia uguale a farlo in Italia. In Italia siamo arrivati a discutere se, per una determinata frazione, sia più efficiente utilizzare un mezzo da 5 o da 7 metri cubi, e possiamo permetterci di entrare in questo livello di dettaglio perché alle spalle abbiamo già sistemi molto articolati come il porta a porta e la raccolta attraverso mezzi satellite e mezzi madre.
In Colombia, invece, una parte importante della trasformazione riguarda ancora l’aumento del recupero dei materiali, la separazione dei flussi e la riduzione della quantità di rifiuti destinata allo smaltimento finale, con una particolarità che rende il tema ancora più interessante: il ruolo dei recicladores de oficio, che rappresentano una componente importante del sistema.
La tecnologia, quindi, non arriva su un foglio bianco ma deve inserirsi all’interno di un’organizzazione operativa e sociale esistente. Ed è qui che anche per noi cambia la domanda.
Non si tratta di esportare una macchina
Il concetto di mezzo compatto per la raccolta esiste naturalmente anche in Colombia, ma ciò che è meno strutturato, rispetto a molti sistemi europei, è il modello satellite così come lo intendiamo noi. Un mezzo piccolo entra dove un compattatore tradizionale farebbe più fatica, raccoglie il materiale e lo trasferisce a un mezzo di maggiori dimensioni o a un punto di trasferenza. Una logica sulla quale Rossi lavora da oltre cinquant’anni.
Sarebbe facile arrivare alla conclusione più comoda: se questo sistema funziona qui, portiamolo lì. Sarebbe anche quella sbagliata. La domanda interessante, infatti, non riguarda la possibilità di vendere un satellite in Colombia, quanto piuttosto se la logica del satellite possa essere utile al loro sistema di raccolta. Sembra una differenza sottile, ma cambia tutto.
Significa capire l’organizzazione del servizio, le distanze, i flussi, le persone coinvolte, e verificare dove una soluzione che conosciamo molto bene possa realmente aumentare l’efficienza.
Prima il problema. Poi il prodotto.
Siamo tornati esattamente al punto di partenza.
Specialisti, dentro un sistema più grande
Anche la nostra presenza nello stand Terberg assume un significato diverso se guardata da questa prospettiva.
La collaborazione con il gruppo è iniziata nel 2019, anche se il rapporto con Ros Roca ha radici molto più lontane, e da allora i nostri veicoli di piccole e medie dimensioni sono entrati nel portafoglio internazionale Terberg. Rossi porta una competenza molto verticale: oltre cinquant’anni trascorsi a lavorare sui veicoli satellite, mentre Terberg porta una gamma molto più ampia e una visione internazionale del settore. Facciamo cose diverse, ed è proprio questo il punto.
Quando il problema non è scegliere semplicemente un mezzo, ma progettare un sistema di raccolta efficiente, mettere insieme competenze diverse permette di osservare il servizio nel suo complesso. A Cartagena questa complementarità era particolarmente evidente.
Da Riccione a Cartagena
Alla fine, l’immagine che Andrea ha scelto per raccontare questi giorni non è quella di un veicolo, ma quella di un tavolo dove cinque nazionalità con esperienze diverse e città che probabilmente hanno poco in comune tra loro, parlano di raccolta rifiuti.
“Puoi essere a Riccione, Rotterdam o Cartagena, ma chi deve raccogliere i rifiuti si fa più o meno sempre le stesse domande: come faccio a raccogliere meglio, più velocemente, con meno costi e facendo lavorare meglio le persone?”
Andrea è tornato da Cartagena con questa considerazione, che forse racconta qualcosa che va anche oltre questo congresso. Dopo cinquant’anni trascorsi a costruire mezzi per la raccolta, sarebbe facile pensare di conoscere già abbastanza bene il problema. Poi basta sedersi a un tavolo a 9.000 chilometri da casa e ascoltare qualcuno che lo affronta in un modo diverso.
Le domande, sorprendentemente, sono sempre le stesse. Le risposte no. Ed è probabilmente questo il valore più grande dell’andare così lontano: tornare a casa con un modo nuovo di guardare problemi che pensavamo di conoscere già.